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MITO SettembreMusica 2018

Il pipistrello è la più celebre operetta di Johann Strauss.

Nonostante fosse passato un anno dal terribile “Venerdì nero” (9 maggio 1873) in cui vi fu il crollo della Borsa a Vienna, i sentimenti di pessimismo e di disperazione si facevano ancora sentire sia nella vita della capitale Asburgica, sia nei teatri che in quel periodo registrarono dei forti cali al botteghino. E’ quest’atmosfera che spinse il co-direttore del Theater an der Wien, Max Steiner, ad accettare una  proposta dall’agente teatrale Gustav Lewy, che proponeva di  modificare alcuni lavori di lingua francese  per estrarne il libretto di un’operetta da presentare al suo vecchio compagno di scuola, Johann Strauss. Il compito di creare il libretto fu affidato al direttore d’orchestra del Theater an der Wien, il librettista e compositore Richard Genée. Strauss fu subito affascinato dal Doktor Fledermaus (questo era il titolo originariamente pensato per il libretto di Genée) e si mise immediatamente al lavoro. Lavorando in stretta collaborazione con il suo librettista Johann completò la maggior parte della partitura musicale in soli 42 giorni. Il debutto per Die Fledermaus, titolo che alla fine venne scelto per l’operetta, era stato previsto per il settembre 1874, ma a causa delle sempre maggiori difficoltà finanziarie incontrate dal Theater an der Wien, si decise di anticiparne la prima. La prima rappresentazione, tra l’attesa generale, si svolse il giorno di Pasqua del 1874 e poiché, secondo alle leggi austriache, in quel giorno potevano essere consentiti soltanto spettacoli di beneficenza, i proventi della serata inaugurale andarono alla “Fondazione per la Promozione della Piccola Industria” patrocinata dall’Imperatore d?Austria. Numerose furono le critiche a libretto, cast e musica ma tuttavia la stampa della prima notte fu piuttosto generosa nella lode al Fledermaus. Il recensore del Illustrirtes Wiener Extrablatt parlò di:

“ Un notevole successo dovuto all’ispirazione inesauribile di Strauss, una perfomance brillante: è stata una vittoria su tutti i fronti!”

Geschichten aus dem Wienerwald  (Storielle del bosco viennese) op. 325,  è un valzer di Johann Strauss figlio.

La prima edizione per piano del valzer Geschichten aus dem Wienerwald oltre a raffigurare scene di vita quotidiana degli abitanti dei boschi viennesi, recava anche la dedica al principe Constantin Hohenlohe-Schillingsfürst , al quale Strauss aveva dedicato il lavoro. Il 22 giugno 1868 Johann Strauss eseguì durante una manifestazione pubblica il suo valzer Geschichten aus dem Wienerwald davanti a un pubblico di 5000 persone in occasione dei festeggiamenti per l’inizio dell’estate organizzati dalla Wiener Männergesang-Verein (Associazione corale maschile di Vienna). Una particolare ammirazione suscitò nel pubblico il valzer che con le sue melodie dai toni rustici dell’introduzione evocava le passeggiate nel bosco viennese, tanto care ai cittadini di viennesi, lungo le pendici boscose delle Alpi Orientali, nella zona situata a nord-ovest di Vienna. Tale atmosfera bucolica venne ricreata da Strauss anche grazie all’uso di uno strumento comune come la cetra e ai ritmi tipici del ländler nell’introduzione e nella coda; Strauss volle sottolineare in questo modo gli stretti legami esistenti tra il valzer viennese e la musica contadina della Bassa Austria.

Valses nobles et sentimentales è una suite di otto valzer, composti da Maurice Ravel.

Il titolo è un omaggio a Franz Schubert, autore attorno al 1823 di due raccolte di composizioni per pianoforte solo battezzate Valses nobles e Valses sentimentales. La prima esecuzione ebbe luogo il 9 maggio 1911 nel corso di una serata privata e vennero eseguiti da Louis Aubert, al quale peraltro Ravel aveva dedicato la composizione. Aubert eseguì le opere presentandole anonime e Ravel, presente al concerto, si divertì nel vedere alcuni convinti sostenitori della sua musica farsi beffe “di quei valzer aciduli e sghembi”L’anno successivo Ravel ne pubblicò la trascrizione per orchestra su un’azione coreografica scritta dallo stesso Ravel.

 Il cavaliere della rosa di Richard Strauss, su libretto dello scrittore austriaco Hugo von Hofmannsthal, venne eseguito la prima volta il 26 gennaio 1911 alla Königliches Opernhaus di Dresda diretto da Ernst von Schuch.
L’opera ottenne subito un successo clamoroso e dopo la prima viennese, di poco successiva, Strauss venne dichiarato “cittadino onorario” di Vienna. Al Wiener Staatsoper la première è stata l’8 aprile dello stesso anno e da allora ha avuto novecentosettantacinque rappresentazioni. La prima esecuzione in Italia avvenne il 1º marzo 1911 al Teatro alla Scala. Si ebbero fischi e contestazioni perché una parte del pubblico ritenne la parte dei due intriganti Valzacchi e Annina (nomi italiani) offensiva. Perciò Strauss li modificò in Rys-Galla e Zephyra, nomi levantini. Può capitare ancora oggi, però, di trovare nei libretti questi due nomi. Fra i motivi più famosi dell’opera ci sono i valzer. Da un punto di vista rigorosamente logico si tratta di una forzatura: nel Settecento il valzer non era ancora di moda; ma dal punto di vista musicale fu una trovata geniale, cui è dovuta in gran parte il fascino dell’opera.

La Valse è un poema coreografico per orchestra di Maurice Ravell, composto fra il 1919 e il 1920 e dedicato a Misia Sert, amica del compositore. Sotto la spinta di Sergej Djagilev, Ravel aveva già dal 1906 in progetto di comporre per il balletto una sorta di apothéose de la valse (apoteosi del valzer) come omaggio a Johann Strauss, ma la Prima Guerra Mondiale lo aveva costretto a rinunciare ai suoi progetti. L’esperienza della guerra cambiò profondamente la sua visione del mondo e, all’immagine romantica e fastosa della corte viennese del XIX secolo, si sostituì l’immagine di un mondo decadente sempre minacciato dalla barbarie. Visione accentuata anche dalle varie malattie cerebrali, di cui il compositore soffriva, che influivano sulle sue opere e che i critici  consideravano “tipiche di un uomo pazzo”.