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LA FEBBRE DELL’ORO di Charlie Chaplin

foto cA parte tutto – a parte gli abiti buffi, i baffetti e gli scarponi – volevo produrre qualcosa che commuovesse la gente. Cercavo l’atmosfera dell’Alaska, con una storia d’amore dolce, poetica, eppure comica. […] Volevo che il pubblico piangesse e ridesse. Quale che sia la sua opinione su questo film, perlomeno io sarò riuscito a restare fedele alla mia idea originale. […] Siamo solo all’inizio [del cinema] e sono fin troppi i produttori che usano l’approccio sbagliato, pensando che il cinema sia un mezzo espressivo affine al teatro invece di essere qualcosa di completamente nuovo. Pensai a quella scena della Febbre dell’oro in cui faccio a pezzi il cuscino e le piume bianche danzano sullo schermo nero. È impossibile da rifare sul palcoscenico! A me è piaciuta più di qualsiasi altra cosa abbia fatto in quel film. Mi ci sono impegnato veramente fino in fondo. Quella scena ha una specie di intensità. Ho cercato di metterci dentro qualcosa di disperato, di terribile e di esprimerlo in modo nuovo, come una sorta di musica visiva. (Charlie Chaplin)

Ospite in casa degli amici Douglas Fairbanks e Mary Pickford, Chaplin ebbe modo di assistere alla proiezione di alcune diapositive rimanendo colpito da una in particolare, in cui un gruppo di cercatori, all’epoca della corsa all’oro del Klondike , scalava la montagna del Chilkoot Pass. Rimase anche colpito dalla lettura di un libro sulle vicissitudini di un gruppo di emigranti diretti in California che nel 1845 rimase bloccato tra i ghiacci della Sierra Nevada e che per sopravvivere, in attesa dei soccorsi, si ridusse a cibarsi dei cani, dei finimenti di cuoio del vestiario nonché dei cadaveri dei compagni deceduti.

Di queste storie il genio di Chaplin ne trasse materia per il soggetto del suo nuovo film, a due soli mesi dalla prima proiezione del precedente Una donna di Parigi. Sempre convinto dell’esile confine tra tragedia e comicità, calò il personaggio di Charlot nel rude universo dei cercatori, facendogli condividere tutti i rischi del freddo, dell’inedia, della solitudine, compresi gli agguati di orsi.

Restauro digitale eseguito dalla Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata in collaborazione con Criterion Collection, Photoplay Productions e Roy Export Company S.A.S.

Musiche originali di Charles Chaplin restaurate e dirette da Timothy Brock eseguite dalla Filarmonica TRT.