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IL CIRCO di Charlie Chaplin 4.03.2019

Scritto nel 1968, durante l’ultimo periodo musicale di Chaplin, rappresenta un ultimo regalo fattoci della capacità di Chaplin nel catturare suoni e sensazioni elementari. In queste pagine si sente quasi l’odore della segatura e della pittura a base di grasso che permea l’ambiente circense.

Il susseguirsi di numeri da circo, i personaggi e le quotidianità del lavoro, intrecciati con riflessioni struggenti sulle avversità che la vita del circo reca, sono aspetti colti in modo spudorato e divertente. Ci sono differenze sottili ma distinte nel modo in cui Chaplin si è avvicinato ad ogni atto del circo. Per la ragazza acrobata la musica è sempre vivace, così come quando  i clowns si esibiscono nelle loro gags.  Nella scena più famosa, il vagabondo compie il percorso sul  filo sulla musica di un leggero valzer, inconsapevole del fatto che si trova in forte pericolo. Ognuna di queste scene “pubbliche” ha una certa dose di equilibrio con il dramma nel backstage che si sta svolgendo tra i personaggi, e quindi Chaplin ha composto la musica incorporando il più possibile tutti questi elementi nella struttura dei vari brani musicali. La partitura è generalmente leggera rispetto alle sue precedenti partiture, tuttavia uno dei passaggi musicali più commoventi dello spartito arriva proprio alla fine, dove il violoncello solista crea un momento orchestrale di solitaria dolcezza, quando il vagabondo, ancora solo, mentre il circo smonta i pali, continua nel suo cammino.

” Il restauro della partitura mi ha richiesto 6 mesi nel 2002-03, lavorando con i manoscritti originali degli archivi Chaplin a Montreux  e prevede piccolo, flauto, oboe, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 sassofoni contralti, sassofono tenore, fagotto, corno, 2 trombe, 2 tromboni, 2 percussionisti, chitarra, mandolino, pianoforte e archi.” Timothy Brock

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