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Concerto The Swingles 14.01.2019

The Swingles, un gruppo musicale nato in Francia nel 1962 è attualmente formato da otto cantanti inglesi. Il gruppo è specializzato nell’interpretazione a cappella di brani di vari generi musicali, in particolar modo arrangamenti ed elaborazioni di pezzi tratti dal repertorio classico. Nei primi trentacinque anni di attività hanno organizzato tremila concerti (in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Olanda, Germania, Italia, Argentina, Giappone, Singapore, Taiwan, Portogallo) e prodotto circa quaranta album. Il loro brano più noto al pubblico italiano è la loro interpretazione dell’Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach, scelta per la sigla del programma televisivo Superquark.

Un concerto con la Filarmonica TRT quale co-protagonista, diretta da Valentino Corvino,  attraverso movimenti e sensazioni particolari.

Si inizierà con le Antiche arie e danze per liuto di Ottorino Respighi; una partitura emblematica di una delle principali tendenze della musica italiana del Novecento, quella alla riscoperta della secolare tradizione strumentale italiana. Fu il desiderio di donare nuovo impulso alla musica italiana che spinse i principali esponenti della cosiddetta “generazione del 1880” – Pizzetti, Malipiero, Casella, oltre a Respighi; giunti a maturità dopo la Grande Guerra – a troncare i rapporti col passato recente e a ricercare nuova linfa nelle partiture del Sei e Settecento.

La terza Suite, concepita per la sola orchestra d’archi, si divide in quattro movimenti: l’Italiana è una garbata e composta melodia di anonimo, le Arie di corte sono una breve antologia di canzoni francesi, aperta e chiusa dallo stesso brano e con un riflessivo “Lento” in posizione centrale; seguono una Siciliana, anch’essa anonima, dal carattere pastorale, e infine la Passacaglia di Ludovico Roncalli, un tema maestoso e caratteristico arricchito da severe variazioni.

E’ forse un omaggio o il frutto di una commissione, offerto nel 1690 dal violinista e compositore Arcangelo Corelli al giovane cardinale Pietro Ottoboni, suo mentore e mecenate a Roma, l’ottavo dei Concerti Grossi corelliani Op. 6, che ha un sottotitolo preciso: “Fatto per la notte di Natale” che introdurrà The Swingle in palcoscenicoDi solito per i concerti di Natale un ascoltatore contemporaneo immagina una musica aulica, solenne, composta espressamente per scopi liturgici e spirituali. Mentre, in queste occasioni, anche nel caso di pagine scritte per le celebrazioni natalizie, lo stile dei compositori del barocco italiano era molto più leggero e colorato. Ascoltando le opere scritte dagli artisti italiani intorno al Sei-Settecento si scopre un’ampia gamma di contorni nelle forme del concerto, tecnica musicale sopraffina, abilità d’intarsio, che certamente meritavano la definizione di barocche (ricordando qui il significato etimologico della parola “barocco”, cioè ornato, finemente lavorato, irregolare).

Scrive il musicologo Claudio Bolzan a proposito di questo lavoro: «Dato l’equilibrio raggiunto tra “gravitas” e “suavitas”, tra luci e ombre, tra diletto e ragione, non stupisce che Corelli sia stato elevato a maestro indiscusso dell’arte musicale italiana, un modello per la maggior parte dei grandi compositori europei sino a Couperin, Bach, Haendel e Telemann».

La produzione di musica profana, strumentale e da camera, occupò una larga parte dell’attività di Johann Sebastian Bach, specie durante i suoi primi anni di lavoro, quando prestava servizio in piccole corti tedesche come quella di Anhalt-Köthen.

La serie delle Suites per orchestra BWV 1066-1069 è da questo punto di vista esemplare: scritte fra il 1717 e il 1723 presso la corte di Anhalt-Köthen, esse furono poi riadattate per il Collegium Musicum di Lipsia. Poiché questa operazione venne condotta direttamente sui vecchi manoscritti, oggi risulta pressoché impossibile tornare a distinguere le versioni originarie.

Della Suite n. 2, forse la più nota, la bandinerie rappresenta il momento in cui il solista (nella versione normale il flauto e in quella che viene presentata al Regio l’ensemble vocale) esprime l’apice del virtuosismo.

E’ tratta dal Magnificat in re maggiore BWV 243, una delle più importanti opere vocali di Johann Sebastian Bach,  l ’aria che verrà eseguita (in origine per soprano e oboe d’amore concertante), il melanconico canto di Maria “Quia respexit humilitatem ancillae suae enimex hoc beatam me dicent” (“perché ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi mi chiameranno beata”). Il testo è tratto dal cantico contenuto nel primo capitolo del Vangelo secondo Luca, con il quale Maria loda e ringrazia Dio perché ha liberato il suo popolo. Bach compose una prima versione in mi bemolle maggiore nel 1723 per i vespri di Natale a Lipsia, versione che conteneva numerosi testi natalizi. Nel corso degli anni il compositore rimosse i brani specifici per il Natale in modo da rendere il Magnificat eseguibile durante tutto l’anno.

Di tutt’altro genere Fatma di Omar Khairat. Atmosfere mediorientali quelle evocate dal brano del compositore egiziano che mettono in risalto le profonde sfumature della timbrica vocale degli Swingles.

Come to My Garden è l’album di debutto in studio della cantautrice americana Minnie Riperton, prodotto, arrangiato e orchestrato da Charles Stepney e pubblicato nel 1970 sotto la GRT Records. Anche se commercialmente infruttuoso, Come to My Garden è considerato un capolavoro dalla critica. “Les Fleurs” è probabilmente la canzone più conosciuta dell’album . Qui è assente l’aspetto heavy rock del gruppo Rotary Connection di Riperton, sostituito da lussureggianti orchestrazioni e un tocco soft-pop jazzistico che integra la voce multi-ottava di Riperton. Le canzoni, per lo più di Stepney e del marito di Riperton, Richard Rudolph, sono per lo più ballad minori, con testi alternativamente dolenti e poetici.

E’ particolare che un brano a carattere spagnoleggiante nasca durante un soggiorno londinese dell’autore, ma è ciò che è accaduto ad Asturias di Isaac Albeniz intorno al 1890. A dispetto del nome, non vi è relazione con la tradizione musicale delle Asturie: oltre a richiamare piuttosto il flamenco andaluso, Albéniz lo concepì come preludio della raccolta Cantos de España, in seguito esso diverrà il quinto movimento della Suite Espanõla.

Sapori afghani nel brano Lover’s Desire di Michael Chorney.  Questo song è tratto dall’album Hadestown della cantautrice Anaïs Mitchell del 2010; album che si può considerare una vera e propria folk opera e rivisitazione in chiave moderna dell’antico mito di Orfeo e Euridice.

“I Feel the Earth Move” è una canzone scritta e registrata dal cantautore pop Carole King, che è apparsa per la prima volta sul suo album Tapestry. Inoltre, la canzone è metà del doppio singolo A lato, il cui rovescio della medaglia era “It’s Too Late”. Insieme, sia “I Feel the Earth Move” sia “It’s Too Late” sono diventati tra i più grandi successi pop del 1971. Il giornalista musicale Harvey Kubernik scrisse che “I Feel the Earth Move” era “probabilmente la canzone più sessualmente aggressiva dell’album Tapestry” e un’apertura “coraggiosa” a un album il cui umore è per lo più “confessionale dolce”.

A Night in Tunisia è uno standard jazz composto da Dizzy Gillespie e Frank Paparelli nel 1942 durante la permanenza di Gillespie nella jazz band di Earl Hines. Anche se molto spesso la composizione viene indicata come “A Night in Tunisia”, il titolo corretto vero e proprio sarebbe Night in Tunisia. Una delle esecuzioni più celebri del pezzo è sicuramente quella fatta da Charlie Parker per la D ial Records negli anni quaranta. Successivamente la canzone divenne anche identificabile con gli Art Blakey’s JazzMessengers, che spesso la eseguivano in concerto. Nell’album A Night at Birdland, Vol. 1, Blakey introduce la canzone raccontando la storia di come egli fu presente quando Dizzy la compose percuotendo “il fondo di un bidone della spazzatura”.

Il talento di Valentino Corvino, oltre che come direttore, lo si potrà apprezzare sia nella veste di arrangiatore che in quella di compositore in occasione di un brano,  Swinglin, composto appositamente per la serata.

A cornice di tutto, The Swingles presenteranno una serie di brani, a cappella, tratti dal loro infinito repertorio.

Swingles modif                               Valentino Corvino,violinista,violina,direttore d'orchestra,teatro Comunale di Bologna,foto di Luca Bolognese,© LucaBolognese.com,www.lucabolognese.com

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