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concerto Gatti 30.01.2019

Daniele Gatti, nome d’eccezione del panorama musicale contemporaneo, ricopre attualmente il ruolo di Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma; nel suo lungo e ricchissimo curriculum si è dimostrato spesso un lettore attento e un sensibile interprete delle opere verdiane.

Il concerto sarà quindi occasione per riscoprire alcune tra le più celebri pagine del compositore parmense. Apre il concerto la bellissima Sinfonia dal melodramma tragico Luisa Miller, eseguito per la prima volta al San Carlo di Napoli nel 1849; l’opera è considerata l’apertura di una nuova, più matura espressione della carriera compositiva di Giuseppe Verdi, dove la novità drammaturgica spiccatamente romantica spinge il Maestro a presentare notevoli innovazioni formali e ricercare una particolare finezza di orchestrazione. La melodia verdiana si fa di ampio respiro, le dinamiche possenti, nelle due maestose pagine corali Gerusalem e O Signore, dal tetto natio da I Lombardi alla prima crociata(1843), che divennero tra le più celebri protagoniste della colonna sonora del Risorgimento. Il concerto esplora anche un Giuseppe Verdi più cupo e “sublime” nella stretta accezione romantica del termine, con due brani dall’opera Macbeth, nella sua versione del 1865: sentiremo l’incalzante e spettrale pagina del ballo dall’atto III e il coro Patria oppressa, in cui torna il tema del dolore personale, profondamente umano, che si fa collettivo, voce di una nazione intera. Nei cori verdiani anche l’aspirazione al divino diventa impulso e anelito sociale, rappresentato imponente e implacabile come in Spuntato ecco il dì d’esultanza, celebre scena dell’autodafé che chiude il terzo atto del Don Carlo (versione italiana del 1884), onnipossente ma compassionevole in Nabucco (1842), da cui sentiremo la Sinfonia, Gli arredi festivi e Va’, pensiero. Segue un’altra grande pagina orchestrale con la Sinfonia da I Vespri siciliani (1855) e i ballabili dall’Otello, scritti per la versione francese del 1894, brani che ci mostrano un Verdi maturo e abilissimo orchestratore, fedele alla sua poetica di sintesi drammaturgica ma anche sensibile alle esigenze formali del grand opéra in voga sui palcoscenici parigini. Conclude il concerto il grandioso quadro trionfale Gloria all’Egitto da Aida, che nel 1871 definitivamente aveva suggellato la fama di Verdi come musicista non solo nazionale ma internazionale, posto che occupa ancora nell’immaginario collettivo musicale di oggi, monumento vivente dell’opera dell’Ottocento.

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