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CONCERTO BOER 18.04.2019

Elias

Oratorio da parole dell’Antico Testamento per soli, coro e orchestra, op. 70 (MWV A 25)

All’Elias Mendelssohn aveva cominciato a pensare subito dopo il Paulus (1836), dunque dieci anni prima di concluderlo.  Per il testo Mendelssohn si era servito di passi biblici scelti in collaborazione con l’amico pastore Julius Schubring, e la musica composta su questo libretto tedesco venne via via adattata alla traduzione inglese, preparata da William Bartholomew, tanto che si può parlare di due versioni di autenticità sostanzialmente uguale (Elias, tedesca, ed Elijah, inglese). Ma il processo compositivo fu molto lungo. Nell’idea di un Oratorio biblico Mendelssohn sentiva, evidentemente, una certa responsabilità non solo artistica e culturale ma anche spirituale. Egli era di fede luterana (si era convertito il padre Abraham), ma apparteneva pur sempre a una nobile famiglia ebrea, addirittura discendente da Moses Mendelssohn, il filosofo razionalista, intimo amico di Lessing (Bartholdy, che Abraham aveva aggiunto, era il cognome di famiglia di sua moglie, madre di Felix).L’argomento dell’Elias dovette essere per Mendelssohn, per i suoi ricordi infantili e per i suoi affetti familiari, non solo un impegno creativo puramente artistico, ma anche un’occasione di esprimere un legame interiore col passato religioso dei suoi. Mendelssohn era e si sentiva, nell’animo e nella mente, un cristiano, un musicista tedesco ‘classico’ ma dei suoi tempi, un sano e laborioso borghese della sua patria. Dunque, l’adeguatezza delle forme tradizionali alla nuova sensibilità estetica del Romanticismo era per lui, come per gli altri grandi suoi amici e colleghi nell’arte, la legge del lavoro. Nel caso dell’Elias, lavoro pienamente maturo, le incertezze e le difficoltà principali le pose a Mendelssohn, la questione stringente della forma moderna dell’Oratorio vocale e corale. Gli accadimenti e i personaggi dell’Ellias di Mendelssohn sono storici in gran parte. Alla morte di Salomone nel 931 a.C. il regno di Israele si divise in due metà, quella del nord, propriamente Israele, con le capitali Tirsa e poi Samaria, e quella del sud, la Giudea, con capitale Gerusalemme. Circa un secolo dopo il nord, durante il regno di Acab e della sua sposa fenicia Gezabele cadde preda del paganesimo politeista e dell’idolatria di Baal. Dalla Giudea entrò in Israele il profeta Elia fedele ai padri, furente accusatore del culto sanguinario di Baal. Alle vicende di Elia, del discepolo Eliseo e dei loro regali persecutori sono dedicati i capitoli dal diciassette al diciannove del Primo libro dei Re dell’Antico Testamento, che il libretto di Schubring riproduce, fino all’ascesa in cielo di Elia e alla glorificazione del vero Iddio. L’ignoto autore del Libro dei Re disprezza senza limite Acab e la sua sposa, che forse nella vera storia furono sovrani crudeli sì (come gli altri) ma non inetti. Il libretto è una tessitura di frasi e versetti biblici per lo più riportati alla lettera e collegati tra loro da poche righe descrittive o narrative di Schubring (il testo tedesco riproduce abbastanza fedelmente la gloriosa traduzione di Lutero, che gli ascoltatori tedeschi protestanti sapevano a memoria). Pur riflettendo sulle precedenti forme oratoriali dei grandi compositori,  il coltissimo e acuto Mendelssohn ricreò il genere ‘Oratorio’ rispettandone, sì, le leggi esterne, ma rinnovando con sensibilità romantica (che sempre in Germania fu anche responsabilità storica di tecniche e di stili del passato) il sinfonismo, la vocalità lirica, l’impianto drammatico. La prima esecuzione dell’Elias fu al festival corale di Birmingham, il 26 agosto 1846. Poco più di anno dopo, il 4 novembre 1847 a Lipsia, dopo una breve malattia Mendelssohn improvvisamente morì.  Al funerale erano accanto al feretro Schumann, Niels Cade, Ignaz Moscheles, Ferdinand David, Moritz Hauptmann. Tre giorni dopo la salma fu portata a Berlino e sepolta. Ovunque, nelle cerimonie di compianto in Germania e in Austria, risuonarono i Cori e le Arie dell’Elias.