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concerto 5 aprile 2018

Bruno Bettinelli alla SCALA alla prima del GUGLIELMO TELL negli anni '80

Bruno Bettinelli alla SCALA alla prima del GUGLIELMO TELL negli anni ’80

La lunga e grande carriera artistica e professionale di Bruno Bettinelli ha accompagnato e attraversato tre quarti del Novecento e la sua musica ha sempre trasmesso e conservato una non comune riconoscibilità e originalità.

Consapevole dell’importanza della continuità stilistica del passato (a partire da Dallapiccola, Stravinskij, Brahms, Mozart e così via fino al gregoriano) sosteneva che tutti i compositori delle passate avanguardie non avevano spezzato la catena con il passato, ma semmai rinnovata e arricchita.

 

Grande conoscitore dell’animo umano credeva profondamente nell’Uomo, nelle sue potenzialità positive, malgrado tutte le brutture di cui l’uomo sa essere capace. Questa sua positività intellettuale è chiaramente presente in tutta la sua musica, anche nella più drammatica.

Pianista, direttore e ottimo docente, diceva spesso: «Studiate, ascoltate tutta la musica, non perdete tempo, studiate le lingue straniere, andate a teatro, andate ai concerti, fate qualsiasi cosa sia legata all’arte, alla cultura, alla musica: i volta pagine, i rumoristi in teatro, i suggeritori, e soprattutto ricordate che non basta ‘comporre’, bisogna saper anche ‘eseguire’: dovete sapere cosa si prova in palcoscenico davanti al pubblico che giudica! Non dico che dobbiate diventare come Britten e Bernstein che sono grandi pianisti, grandi direttori, grandi compositori, ma insomma… provateci!».

Sulla linea di queste considerazioni nascono nel 1939 le sue 2 invenzioni per orchestra d’archi.

Felix Mendelssohn–Bartholdy fu definito il più classico dei musicisti romantici; la sua fedeltà alle regole del classicismo lo spinse alcune volte, nei momenti meno sorretti dall’invenzione creatrice, verso un accademismo di maniera, ma, tuttavia, egli si preoccupò sempre di esprimere sinceramente nelle sue composizioni i sentimenti del cuore. Secondo l’autorevole musicologo Alfred Einstein, il fatto che nella musica di Mendelssohn appaia frequentemente nei movimenti allegri l’indicazione «con fuoco», oppure «appassionato» sta ad indicare un preciso gusto romantico ma la sua passionalità rimane in superficie perché si muove in un particolare clima fiabesco, disegnato con spontaneità e freschezza di idee musicali.

Questa maniera di sentire l’arte si rivela con nettezza di contorni in Mendelssohn sin dai suoi primi lavori, ai quali appartiene il Concerto in re minore per violino e archi, scritto nel 1822 quando l’autore aveva appena 13 anni (ma venuto alla luce solamente nel 1952 ad opera di Menuhin) e destinato alle soirées musicali che si organizzavano tutti i sabati nella ricca e accogliente casa berlinese del compositore per dilettare i familiari e gli amici. Il Concerto testimonia la straordinaria precocità di un adolescente educato, oltre che a severi studi musicali, alla conoscenza approfondita delle lingue straniere, della letteratura classica e del disegno (diverrà anche un acquarellista di talento).

Curiosità: Lo stesso Mendelsshon compose le cadenze del secondo e del terzo movimento.

La Morte e la Fanciulla è un tema della cultura artistica dell’Europa Centrale. Il poeta Matthias Claudius ne fece un dialogo in versi, al termine del quale la Fanciulla, terrorizzata, si abbandona all’abbraccio di un mostruoso scheletro. Su questo racconto  Schubert creò uno dei suoi Lieder più belli e il compositore stesso ne riutilizzò il tema nel movimento lento di uno dei suoi ultimi Quartetti per archi, che dal Lied stesso prende il nome e che indusse Gustav Mahler a stilarne una trascrizione per orchestra d’archi che, pur lasciandone intatta la felicità melodica e l’aura venata di malinconia, lo investì di un nuovo peso drammatico.