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concerto 30 marzo 2018

Settantotto minuti di grande e profonda musica, così si presenta la Sinfonia n. 5 di Mahler che, seppur completata nel 1902, subì da parte del suo autore un continuo e finissimo lavoro di cesellatura che durò tutta la vita. La partitura fa parte, assieme alla Prima, alla Sesta, alla Settima e alla Nona (ascoltata all’inaugurazione della Stagione e diretta da Gianandrea Noseda), di quel gruppo di sinfonie che non contempla l’impiego di voci. Il puro discorso musicale si articola in cinque movimenti: i primi due formano un unico blocco narrativo, tenebroso e profondo, centrato sul tema della morte. Il terzo movimento, Scherzo, il più lungo nel suo genere che Mahler abbia scritto, celebra la vita, si colora di un carattere popolare, estremamente ricco nella proposta di temi e timbri spesso affidati alla sezione dei corni. Il quarto movimento, Adagietto, è sicuramente il più conosciuto di tutto il lascito mahleriano. La pagina, delicata e malinconica, intrisa di speranza raggiunta attraverso un doloroso percorso di accettazione, è assunta a emblema stesso del Decadentismo. Il grande aspetto evocativo di questo movimento fu apprezzato anche dal grande cinema italiano: nel 1971 il regista Luchino Visconti ne fece uso come colonna sonora del suo film drammatico Morte a Venezia. Chiude la sinfonia un roboante Rondò nel quale un fitto contrappunto sostiene ampie melodie, luminose e distese, che concludono in modo trionfale la Sinfonia.

Curiosità: Mahler preferiva non fosse specificata alcuna tonalità per la sinfonia: infatti il primo movimento è in do diesis minore, il secondo in la minore, il terzo in re maggiore, il quarto in fa maggiore ed il quinto in re maggiore.

Jérémie Rhorer

Jérémie Rhorer