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concerto 27 aprile 2018

Michele Mariotti

Michele Mariotti

La Tragische Ouvertüre op. 81 fu scritta da Johannes Brahms durante l’estate del 1880. La sua prima esecuzione avvenne il 26 dicembre dello stesso anno, al Musikverein di Vienna.

Brahms scelse il titolo “Ouverture tragica” per enfatizzare il turbolento e tormentato tema di questa composizione, in forte contrasto con l’esuberanza di un altro pezzo composto, sempre nella forma di Ouverture, nello stesso anno: la Academic Festival Ouverture. Nonostante il nome, l’ Ouverture non segue alcuno schema drammatico. Brahms era molto interessato a pezzi che impressionassero emotivamente il suo pubblico e fu lo stesso compositore, delineando le caratteristiche delle due ouverture, che dichiarò che “una ride mentre l’altra piange”.

Fu in memoria del pittore Anselm Feuerbach che Brahms compose, fra il 1880 e l’estate del 1881, Naenia per coro e orchestra. Si servì dei versi di Schiller, nei quali, con riferimento ai miti di Orfeo, di Adone e di Achille, è espresso il concetto che anche le cose belle e perfette sono destinate a morire ( il testo inizia con le parole “anche il Bello dovrà morire…”) ma che, a differenza delle cose volgari, la loro morte è decisamente più rimpianta.

In questo breve poema, popolato delle più emblematiche figure del mondo antico, Adone, Afrodite, Achille, Teti, Plutone, la morte appare circondata da un’aura di bellezza e di gioventù, e anche se Brahms adotta la struttura tripartita non vi si trovano i drammatici contrasti presenti nello Schicksalslied.

L’intonazione affettuosamente elegiaca delle parti estreme e quella più intensa e radiosa della parte centrale si richiamano ad una idea della morte concepita, in un sereno spirito neoclassico, come dolce riposo.

Siamo nell’estate del 1868 e, assieme a due amici, Brahms sta visitando le fortificazioni del porto di Wilhelms-hafen vicino a Brema; dopo poco si apparta per scrivere qualche appunto su un foglio di musica e quindi si avvia spedito verso casa per darsi alla composizione dello Schicksalslied ispirato dall’Iperione di Friedrich Hölderlin che aveva letto di buon mattino prima della gita.

Nonostante un avvio così “ fulmineo” il processo di composizione subì ripensamenti e sospensioni per lungo tempo e sarà solo alla fine del maggio 1871 che il compositore risolverà tutte le perplessità, pur continuando a considerare il brano non totalmente “ compiuto” e desiderando riservarne l’esecuzione in piccole sale per cerchie ristrette.

Nasce così il Canto del destino che raffigura, in due diverse sezioni fortemente contrastanti, la sorte degli dei beati, sfiorati da aure divine e la condizione degli umani, cui non è dato modo di ergersi e che cadono sotto il peso del dolore.

 

La Sinfonia n. 4 in do minore D 417, anche nota come La Tragica, fu composta da Franz Schubert nel 1816, all’età di 19 anni.

Con l’Incompiuta, è la sola sinfonia di Schubert in tonalità minore.

La prima esecuzione ebbe luogo a Lipsia il 19 novembre 1849, più di 20 anni dopo la morte del musicista. Delle otto Sinfonie di Franz Schubert che sono giunte ai posteri in forma completa, le prime sei Sinfonie, scritte fra il 1813 e il 1818 (fra i sedici e i ventun anni) sono da considerarsi piuttosto alla stregua di esperienze formative, lavori di fattura pregevolissima e esercitazioni nella difficile tecnica di scrittura orchestrale più che libere manifestazioni della creatività del compositore.

Nel 1808, quando aveva undici anni, Schubert aveva già ampiamente dimostrato di possedere superiore genio musicale, al padre, ai fratelli, al suo primo maestro di armonia e contrappunto, l’eccellente organista della parrocchia di Lichtenthal, Michael Holzer (molti sono gli aneddoti relativi alla stupita ammirazione di Holzer per il suo piccolo allievo: «Ha l’armonia nel sangue……Se gli voglio spiegare qualcosa di nuovo, lui la sa già. In verità non gli ho insegnato nulla, mi sono intrattenuto con lui ammirandolo in silenzio»).

Non a caso le Sinfonie giovanili non furono destinate dall’autore alla esecuzione pubblica, ma furono concepite come saggi scolastici, o come materiale per un’orchestra di dilettanti. Lo stesso Schubert, in una lettera del 1823, scriveva: «Veramente non ho nulla per grande orchestra che potrei presentare al mondo con la coscienza tranquilla… Devo pregarti di perdonare la mia incapacità di soddisfare la tua richiesta, ma sarebbe dannoso per me presentarmi con qualcosa di mediocre».

«…Ma chi mai ci riesce dopo Beethoven?». Se quest’affermazione del compositore è valida per le prime tre sinfonie, differente è il discorso per la Quarta Sinfonia. Questa è quella che più di ogni altra sente l’influenza, non sempre positiva, del modello beethoveniano, manifestando una tensione verso esiti drammatici che differenzia quest’opera dai risultati delle opere precedenti (non a caso è l’unica delle prime sinfonie ad essere stata scritta nel modo minore).

 Senza titolo