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CONCERTO 11.11.2019

Ludwig vanBeethoven (1770 – 1827)

Ouverture Leonore n. 3 in do maggiore, op. 72b

 

Terza delle quattro Ouverture che Beethoven scrisse per la sua opera Fidelio (le prime due versioni subirono rimaneggiamenti fino a giungere a quella che verrà eseguita nel 1806), nel 1814 Beethoven decise di estrapolarla, ritenendola troppo grande per una ouverture operistica e di sostituirla con una nuova ouverture più sintetica e brillante. Secondo tradizione, però, il brano Leonore n°3 viene inserito comunque all’interno dell’opera per dare il senso di completezza al lavoro del compositore tedesco.

L’introduzione lenta, il tema di Florestano dei legni, la tromba in lontananza che annuncia l’arrivo del ministro, la conclusione trionfale non lasciano dubbi sul significato da attribuirsi alla pagina; quello di un percorso dalla prigionia  alla libertà, attraverso impulsi repressi e negati che solo nella conclusione trovano lo sfogo a cui tendevano fin dall’inizio.

 

 

Robert Schumann (1810 – 1856)

Concerto in la minore per violoncello e orchestra, op. 129

La composizione del Concerto per violoncello e orchestra coincide con il periodo di tempo in cui Schumann assunse, su proposta di Killer, il posto di direttore dei concerti e della società corale di Düsseldorf. Un periodo di intensa attività non solo dal punto di vista creativo, ma anche per quanto riguardava il lavoro direttoriale e organizzativo, teso ad accrescere il prestigio e la fama di questa antica istituzione musicale tedesca.

Non si può,però, dire che Schumann come direttore d’orchestra raccogliesse i più entusiastici consensi da parte del Comitato dei concerti della città, tanto che ad un certo momento fu invitato a lasciare il posto che, era scritto nella lettera di licenziamento, «reggeva con mediocre rendimento». A causa di questa situazione ne risentì il suo sistema nervoso, già indebolito dal superlavoro intellettuale, dall’ansia e  dall’apatia , accompagnate a volte da eccessi di misticismo.

Ma di questo sconvolgimento intellettuale non c’è ancora alcuna traccia nel Concerto per violoncello e orchestra, che Schumann cominciò a scrivere il 10 ottobre 1850; la bozza fu pronta in sei giorni e l’intera orchestrazione fu completata dopo altri otto giorni.

 

 

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 – 1847)

Sinfonia n. 3 in la minore per orchestra “Scozzese”, op. 56 (MWV N 18)

Fu durante una visita a Edimburgo, nel 1829, che il giovane Mendelssohn, ammiratore del teatro di Schiller e quindi interessato visitare i luoghi storici legati a Maria Stuarda, fra cui le rovine della cappella dove era stata incoronata la sventurata regina, ebbe l’ispirazione per la sua terza sinfonia. Il 30 luglio il compositore poteva scrivere ai suoi familiari: «Oggi, in questa antica cappella, credo di avere trovato l’inizio della “Sinfonia scozzese”».

Quel germe originato dal viaggio scozzese del 1829 avrebbe dovuto aspettare oltre un decennio per essere completamente sviluppato; così che la Sinfonia “Scozzese” sarebbe rimasta in realtà l’ultimo dei cinque lavori sinfonici del compositore (anche se la numerazione fu svincolata dalla cronologia e la “Scozzese” divenne la terza delle sue Sinfonie).

Conclusa nel gennaio 1842, la “Scozzese” venne poi dedicata alla regina Vittoria ed eseguita in estate presso la Società Filarmonica di Londra, sotto la direzione dello stesso autore.

2019 c Jasper Ehrich 16 Felix Mildenberger (photo: Jasper Ehrich)

CICCHESE - photo IVANO BUAT Amedeo Cicchese (photo: Ivano Buat)