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concerto Steffens 5.11.2018

«Penso che la musica contenga una libertà, più di qualsiasi altra arte, non limitandosi solo alla riproduzione esatta della natura, ma ai legami misteriosi tra la natura e l’immaginazione».
(Claude Debussy)

Con queste parole Debussy ci indica una via per affrontare l’ascolto di quest’opera, divenuta il simbolo per antonomasia, della musica impressionista. La Mer, ovvero Tre schizzi sinfonici per orchestra, è senza ombra di dubbio il lavoro più complesso del compositore francese, che per la stesura impiegò quasi due anni dal 1903 al 1905. La prima è stata eseguita a Parigi il 15 ottobre 1905 dall’Orchestra Lamoureux sotto la direzione di Camille Chevillard. Scritta sotto un’apparente forma di bozzetto, in realtà ha una struttura ben delineata in tre movimenti: “De l’aube à midi sur la mer”, “Jeux de vagues” e “Dialogue du vent et de la mer”.
Quello che è subito evidente è che Debussy non vuole descrivere oggettivamente la natura, ma piuttosto evocare gli stati d’animo che suscitano in lui, utilizzando le impressioni come elemento di ricerca e scoperta delle emozioni.

Nella seconda parte del programma, interamente dedicata a Ravel, l’impressionismo prende corpo e materia, usando la fisicità della danza per scendere dai piani eterei dell’immaginazione naturalistica, fino alla materia calzante ed ossessiva, giungendo gradualmente al pressante ostinato ritmico del Boléro.

 

La Rapsodie espagnole, composta tra il 1907 e il 1908 rappresenta uno dei maggiori lavori per orchestra del compositore francese. La prima esecuzione ebbe luogo a Parigi nel 1908. La struttura dell’opera si articola in quattro movimenti: Prélude à la nuit, Malagueña, Habanera, Feria.

 

La Pavane pour une infante défunte è un incantevole lavoro giovanile, nato per il salotto dei principi di Polignac ed espressamente dedicato alla principessa Edmond de Polignac L’orchestrazione dell’opera di Ravel (realizzata nel 1910, ai tempi di Daphnis et Chloé, e presentata al pubblico da Alfredo Casella), lungi dall’offuscare la caratteristica limpidezza dei temi e il loro squisito lirismo, esalta quella scrittura da melodia accompagnata, che già in origine rendeva la Pavane una sorta di serenata per orchestra. Pur essendo vicino a Debussy per quel gusto a cesellare e a raffinare il suono così da cavarne tutto il profumo lirico in esso racchiuso, Ravel tende a distaccarsi nettamente dall’estetica impressionistica nella ricerca di un mondo espressivo meno simbolico e immateriale e più razionalistico, rivolto principalmente verso un ideale artistico fatto di chiarezza nelle immagini e di misurata compostezza nella forma.  La versione orchestrata è stata eseguita per la prima volta il giorno di Natale del 1911 presso la Società dei Concerti Hasselmans di Parigi, con un’orchestra diretta dal compositore Alfredo Casella.

 

Con Alborada del gracioso, Ravel abborda un genere pittoresco d’altra specie, la discorsività musicale è guidata dalla nervosa cadenza di un ritmo spagnolo; lo sviluppo della composizione è definito da una forma ben precisa, con scene di danza che si alternano al canto. In questa pagina, però, la valenza timbrica raveliana non ha nulla del languore sensuale o dell’evocazione nostalgica, tipici del musicista catalano, privilegiando per contro una asciuttezza di tocco, tra lo staccato e il martellato, che restituisce a meraviglia l’effetto delle strappate alle corde metalliche della chitarra, il crepitio ostinato delle nacchere, il battito cadenzato dei piedi dei ballerini. Ed anche l’amarezza malinconica della sezione centrale, appare marcatamente stilizzata, prosciugata e ridotta ai suoi tratti essenziali, come un disegno a punta secca.

 

La prima esecuzione concertistica del Boléro avvenne l’11 gennaio 1930 con l’Orchestre Lamoureux diretta dallo stesso Ravel, il brano è strutturato con la ripetizione di due temi principali A e B, di diciotto battute ciascuno, proposti da strumenti diversi. I temi si sviluppano sull’ostinato del tamburo, e sull’accompagnamento armonico, spesso proposto in maniera accordale. La successione delle ripetizioni è disposta in un graduale e continuo crescendo, dal pianissimo iniziale fino al maestoso finale, per un totale di diciotto sequenze musicali (nove ripetizioni del tema A e nove del tema B). Il brano, tranne che per una breve modulazione in mi maggiore nell’ultima sequenza che apre alla cadenza finale, rimane sempre nella tonalità di do maggiore.

In alcune interviste rilasciate nel 1931, Ravel stesso descrive così la sua opera, “La scrittura orchestrale è semplice e diretta, senza il minimo tentativo di virtuosismo. Io ho fatto esattamente quello che volevo fare; per il pubblico è un prendere o lasciare”

 

DEBUSSY verso dx RAVEL 1925 verso sx